GIGI

Il gruppo di omosessuali credenti: tra impegno per l’iniziativa e senso di appartenenza

Io e il gruppo

Devo precisare dapprima il senso del «gruppo» come entità: La Fonte è un nome proprio, che ha un suo significato e dei suoi scopi. Questo vuol dire che frequentare il gruppo mi identificava e mi metteva a confronto con i principi su cui era basato e gli obiettivi che il gruppo si prefiggeva. Ritrovarsi per riflettere, non per giocare, o passare il tempo, o incontrare ragazzi il più possibile simpatici. Frequentare il gruppo era un impegno, e il «gruppo» era l'«impegno», e questo significava riflettere, meditare, accogliere in me e nelle mie convinzioni il frutto delle proposte, delle riflessioni, degli scritti, anche degli stessi titoli degli argomenti delle riunioni o delle giornate di ritiro. Quindi il gruppo era per me sentirmi partecipe di una iniziativa che simbolicamente aveva un obiettivo, uno scopo-profilo-definizione che valeva anche per me aderente e partecipe o attivo collaboratore. Il gruppo come iniziativa dunque, a cui appartenere, e a cui cercare di dare nello stesso tempo il mio contributo personale, cui offrire le mie idee, le mie convinzioni che trovavo anche rinforzate alcune volte, altre volte invece da limare o correggere o integrare. Sto pensando soprattutto al senso etico del proporre una pratica amicale e relazionale, con la ricerca di tutte le sfumature dei rischi dei vissuti e la possibilità di trascendere dal particolare personale per accogliere un senso più storico dell'esperienza e delle proposte riassuntive delle riunioni o delle giornate di ritiro: non dottrine lontane, ma riflessioni vere dette dai componenti del gruppo che divenivano i contenuti del gruppo stesso e per ciò stesso mie. Il gruppo ha più spesso avuto l'immagine di chi lo conduceva. È il pregio e nello stesso tempo il grave limite di coloro che sono in un certo qual modo carismatici o anche solo più intuitivi, forse per costituzione e formazione, e dunque capaci di attrarre attenzione, fiducia e dipendenza fino a limitare ogni possibile successione o sostituzione. Per me è comunque sempre stato un punto di impegno travalicare l'autorevolezza del leader del gruppo per rendere praticabile almeno in alcune occasioni l'autonomia e la possibilità di considerare comunque altrettanto importanti le voci molteplici presenti nel gruppo. Di fatto dovevo riconoscere la funzione catalizzante di chi per capacità e ruolo anche sacerdotale poteva essere figura di riferimento e nello stesso tempo figura solida per tenere l'autorevolezza della conduzione. Il gruppo, come in ogni altro gruppo sperimentato in passato, aveva il riconoscimento effettivo e necessario della persona leader e la sua assenza non sempre ha permesso un adeguato funzionamento. Anche per me è stato spesso facile e comodo demandare a lui il compito di trainer, di guida che propone, di zoccolo duro. È stato pur anche comodo quando non ho partecipato pensare che tanto c'era il responsabile presente.

Io nel gruppo

Questo è per me pensare ai volti concreti, agli amici di più o meno importante spessore che in riunione e in tutte le altre occasioni sono state le persone entrate nella mia vita a partire dal gruppo. I nomi, i caratteri, le psicologie, i tic, i gusti, i modi di fare. E poi le idee e con queste le caratteristiche più proprie delle relative personalità. Insomma anche il vivere le occupazioni, talvolta i drammi, o i semplici dispiaceri, come i successi d'amore o scolastici. Le vacanze come i compleanni, le gite come le cenette sono il gruppo concreto, le persone incontrate alle riunioni che entrate a far parte della mia vita mi hanno anche fatto entrare nella loro vita, nella loro simpatia, nel loro ricordo, nella loro confidenza. Ciò era sperimentare o concretizzare i principi, gli enunciati, non di un gruppo-associazione di tesserati di un partito o di una società, ma come appartenenza alla storia propria di alcuni, di altri in poco e di altri ancora solo pochissimo, seppure talvolta così intensamente da lasciare ricordi imperituri. Non ho trovato nel gruppo un amico o una relazione più personale, anzi nel periodo del gruppo è cambiato anche il rapporto più significativo che avevo. Eppure insieme e nel gruppo c'è stata anche la possibilità per recuperare il rispetto di tutto ciò che permane nel vero amore: meno sentimentale e più legato alla cordialità della fratellanza che nasce del senso di appartenenza allo stesso fatto di essere amati da Dio e di amare tentativamente come Lui ci chiede di amare sempre, gratuitamente, da adulti con sentimento evangelico o almeno rispettoso dell'amicizia. Non so quale sarebbe stata la mia storia, i miei anni passati se non avessi avuto il gruppo. Di certo credo che non avrei avuto il positivo che esso ha rappresentato per la mia crescita morale e spirituale oltre che come continua palestra a cimentarmi nel rapportarmi agli altri. Credo anche che le persone incontrate tramite il gruppo sono state pur sempre persone che per la propria scelta meritavano che si desse e si chiedesse loro fiducia. Un altro aspetto importante è stata la gioia di momenti belli, fecondi anche di allegria e positivo senso della vita e del proprio essere perché non disperso nella banalità o nel via vai di frenetici incontri.

Smettere di frequentare il gruppo.

È oggi un aspetto del momento attuale. È sentirmi superato da nuovi volti arrivati con il nuovo desiderio di un percorso in un certo qual modo per me scontato. È anche la sensazione che talvolta l’essere mancato mi ha un poco reso estraneo, e forse meno interessante da conoscere rispetto ad altri che avevano più richiamo per la loro freschezza, e anche per la loro avvenenza. Ho anche provato che nel non venire al gruppo ci può essere immediatamente la meraviglia degli altri sull'assenza, ma non sempre c'è il venir ricercato e tenuto in compagnia. Un poco forse ha contato il rispetto verso di me, e il desiderio di seguire l'intuizione di momenti particolari, come una necessità di isolamento o di riflessione da non disturbare. Di fatto è per me vivere un poco come l'abbandono: non mi manca così il gruppo come iniziativa, ma è venuto meno il senso di appartenenza, che pur nella discrezione e nel rispetto ti fa sentire che per gli altri è abbastanza relativo che tu ci sia o no.

Attese

A tutt’oggi non ho bisogno del gruppo. Rimane la convinzione che il gruppo debba essere una occasione per chi è alla ricerca di un luogo ove esprimersi e ove incontrare persone e amici con cui fare un'esperienza di proposta positiva, buona. Ho bisogno di momenti più di ascolto in incontri più singolari e distanziati, che chiedono fatica e attenzione maggiore, anche se sono meno impegnativi come frequenza e presenza. Da esterno è come mantenere viva una memoria e una appartenenza per comunque continuare ad essere nel mio vivere attuale in linea con quanto ricevuto dal cammino fatto.