Pontificio Consiglio per la Famiglia

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Dichiarazione sulla risoluzione del Parlamento europeo del 17.03.2000 sulle unioni di fatto

 

I mezzi di comunicazione informano che il Parlamento Europeo ha approvato  una Risoluzione sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europa che  contempla anche la modalità delle unioni di fatto e tra esse la convivenza  dichiarata tra persone dello stesso sesso, come pure la necessità di  riconoscere "matrimoni legali" tra persone dello stesso sesso.  Tale Risoluzione costituisce un grave e ripetuto attentato contro la  famiglia fondata sul matrimonio, quale unione di amore e di vita tra un  uomo e una donna, dalla quale scaturisce naturalmente la vita. Su tale  unione matrimoniale, essendo un bene necessario, è solidamente basata ogni  società. Negare questa fondamentale ed elementare verità antropologica  porterebbe alla distruzione del tessuto sociale. Equiparare tali unioni di  fatto, e ancora più quelle omosessuali, alle unioni propriamente  matrimoniali e invitare i Parlamenti ad adeguare la legislazione in tal  senso, non costituisce un disconoscimento della profonda aspirazione dei  popoli nella loro più intima identità  Nel corso della storia i popoli hanno riconosciuto saggiamente ciò che è e  comporta il matrimonio, che invece ora viene sottomesso ad una così  fuorviante interpretazione da parte del Parlamento Europeo mediante tale  Risoluzione. Fortunatamente i Parlamenti dell'Europa sapranno sicuramente  essere in sintonia con la stragrande maggioranza delle famiglie europee,  che occorre urgentemente sostenere nella loro nobile missione e che ora si  vedono ingiustamente equiparate a questo tipo di 'unione' con tale  Risoluzione che in nessun modo ha un autentico valore legislativo né è di  orientamento obbligatorio. La natura specifica della famiglia, fondata sul  matrimonio, è riconosciuta dalla maggioranza delle Costituzioni europee.  Tale natura non è peraltro soltanto una verità dei credenti, ma patrimonio  naturale dell'umanità, inscritta nel cuore dell'uomo e che caratterizza la  cultura dei popoli.  I legislatori, pertanto, e in modo particolare i parlamentari cattolici,  non dovrebbero favorire con il loro voto questo tipo di legislazione  poiché contraria al bene comune e alla verità dell'uomo e quindi veramente iniqua.

Città del Vaticano, 17 marzo 2000

Cardinale Alfonso López Trujillo - Presidente
+Francisco Gil Hellín - Segretario

 

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